Quello di Boris, per il panorama italiano, è un caso più unico che raro. È già capitato che film diventassero serie tv (Romanzo criminale, Non pensarci) o che film venissero concepiti sia per il passaggio in sala che televisivo (La meglio gioventù, Noi credevamo) ma che una serie tv originale approdasse sul grande schermo è una vera e propria rarità. Tra l’altro non stiamo parlando di un telefilm che fa ascolti record o comunque di grosso appeal di pubblico come potrebbero essere Un medico in famiglia o I Cesaroni ma si tratta di un “piccolo” prodotto che è diventato un caso grazie ad internet e al passa parola, ed è stato in grado di crearsi una fan base degna di prodotti d’oltre oceano.
Questo genere di operazioni di solito finisce con l’essere fallimentari (come i film di Sex and the City che vengono citati nei titoli di coda), in questo caso invece il risultato è un prodotto tanto interessante quanto amaro.
Dopo “Gli occhi del cuore” e il suo spin-off “Medical Dimension” Renè Ferretti è tornato a lavorare per la “Magnesia”, questa volta all’opera sulla fiction “Il giovane Ratzinger”, ma stanco delle imponenze della rete abbandona il set e decide di ritirarsi, finché non gli capita sotto mano l’opportunità di girare un film basato su La casta. Sfortunatamente anche il mondo del cinema però si dimostra un territorio difficile da percorrere.
Il passaggio dalla tv al cinema risulta più coerente del previsto, non si ha l’impressione di essere di fronte ad un pretesto per unire insieme una serie di tormentoni ne di guardare una mega puntata di 100 minuti. La differenza principale con la serie sta nel punto di vista; il film si concentra su Renè, mettendo in secondo piano il resto della squadra, in particolare il personaggio di Alessandro viene un po’ sacrificato rispetto al suo ruolo telefilmico.
Boris si mette d’impegno per colpire tutti i punti deboli del cinema italiano e quest’ultimo ne esce praticamente con le ossa rotte. Cerca di mettere in luce i difetti dell’intero panorama cinematografico italiano, senza risparmiarsi. Nonostante il cinepanettone sembra essere il principale bersaglio anche il cinema più intellettuale riceve le sue frecciatine. Tirando in ballo in modo più o meno velato anche personaggi celebri, su tutti “la migliore attrice italiana” Marilita Loy, parodia esplicita di Margherita Buy (ma che ricorda anche Laura Morante e tante altre attrici italiane che “recitano sottovoce”) fino alle semplici citazioni a Matteo Garrone ai nomi Walter (Veltroni?) e Paolo (Sorrentino?), un po’ indicare che alla fine in nomi che girano sono sempre i soliti noti.
Si può forse rimproverare la scarsa critica nei confronti della commedia leggera (quella che va tanto di moda quest’anno e continua a macinare incassi), si sarebbe potuto usare il personaggio di Martellone per parodiare i successi dei vari Zalone e Aldo, Giovanni e Giacomo.
Chi non ha seguito la serie non coglierà i cammei (come quello dello sceneggiatore di “Troppo frizzante”), e potrebbero non essere particolarmente chiare le interazioni tra i personaggi secondari, ma comunque si dovrebbe trovare di fronte ad un prodotto perfettamente godibile a se stante, capace di mettere in luce i difetti del mondo del cinema italiano facendo ridere nonostante l’amarezza.
voto: 8
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