Recensione: IAMX – Volatile Times

Dark electro pop
61 Seconds, 2011

L’ex Sneaker Pimps con questo “Volatile Times” è al suo quarto album da solista, col progetto IAMX. Il precedente “Kingdom Of Welcome Addiction”, pur avendo in parte deluso i fan, segnava almeno in parte una leggera svolta verso un genere più “pesante”, vicino per certi versi a certe cose fatte da Mr. Reznor, il che era apprezzabile. Era auspicabile una prosecuzione su questa linea e invece… “Volatile Times”, a parte qualche caso isolato, assomiglia per certi versi ai precedenti album e per altri non c’entra nulla con qualsiasi cosa abbia fatto prima Chris Corner.
La prima, egocentrica, “I Salute You Chirstopher”, è un intro che ci poteva tranquillamente risparmiare.
Subito dopo però veniamo travolti da un pezzo decisamente industrial, che ci ricorda i cari vecchi Skinny Puppy: “Music People” funziona, martella e nel finale sorprende con un climax che non lascia scampo.
A questo punto le remore scatenate dall’orribile singolo rilasciato prima dell’album si attenuano, almeno in parte, ma poi arriva la title track, che non è altro che una copia spudorata di “Tear Garden” dell’album precedente.
“Fire And Whispers” si confonde tranquillamente tra altre decine di pezzi di Chris, incredibilmente insipida, a differenza di “Dance With Me”, a cui l’ascoltatore novizio, ma sopratutto il fan, non sa come reagire: non è assolutamente un pezzo in stile IAMX, ma si tratta comunque di una delle migliori “divagazioni” di Chris. Oscura, macabra, ammaliante con la voce di Chris che in lontananza ci invita a correre con lui nel fuoco.
“Bernadette” la potremmo definire come buffa, curioso esperimento di unione di electro pop e non so, folk slavo (?!), ma di sicuro non rimarrà impressa nella storia della discografia di Chris…
Su “Ghost of Utopia” non mi esprimo neanche, ma da qui in poi l’album ha qualcosa in più da dire.
“Commanded By Voices” e “Into Asylum” sono due belle canzoni che trovano il giusto mix tra lo stile confuso di questo “Volatile Times” e il precedente “Kingdom Of Welcome Addiction” (unica pecca secondo me i coretti di bambini in “Commanded By Voices”, funzionali diciamo, ma un po’ di cativo gusto).
“Cold Red Light” ricorda molto qualcosa sentito sul finale del “Zonoscope” dei Cut Copy, ma ovviamente più dark, mentre l’ultima canzone è il classico pezzo chiudi-disco: malinconico, epico, nostalgico. Ci sta, i suoni spettrali supportatili dai tamburi rendono l’idea del pezzo.
In conclusione “Volatile Times” è un continuo viaggio su e giù tra buone idee e cattivo gusto, tra vecchio stile IAMX e nuove aperture a via improbabili. Dopo “Kingdom Of Welcome Addiction” ci si aspettava di più, ma tant’è.

Dallo stesso artista: “The Alternative”, “Kingdom Of Welcome Addiction”
Artisti Simili: Skinny Puppy,

Una replica a “Recensione: IAMX – Volatile Times”

  1. Per nulla d'accordo. In certi punti la recensione fa pure confusione slle atmosfere dominanti le canzoni. Il recensore dovrebbe riascoltarselo.

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