E’ stato un caso totalmente fortuito la data di Torino degli americani Toro Y Moy del 29 maggio, infatti questo concerto era stato spostato dall’ Hey Sun Festival di Padova allo Spazio 211 di Torino. E per fortuna direi.
Per la prima volta in un tour italiano, Toro y Moi (pseudonimo artistico di Chazwick Bundick e della sua band) portano anche nel nostro paese le musiche dei loro due album: Causers of This e Underneath the Pine.
Il locale è praticamente deserto, ed è già la seconda volta che questa cosa capita allo Spazio 211 (precedentemente al live degli Esben dell’11 Maggio scorso), e viene allora spontaneo pensare che ancora e purtroppo la musica sperimentale (per quanto si tratti di ottima musica, riconosciuta largamente anche dalla critica internazionale) nel nostro Paese non abbia il successo che, probabilmente, meriterebbe.
Ma chi, come noi, ha avuto la fortuna e ha preso la decisione di partecipare a questo live non ha avuto alcun motivo di pentirsene.
Alle ore 23 circa sale sul palco lo special guest del concerto, l’italiano DEATH IN PLAINs, uno dei più importanti esponenti della musica chill-wave sperimentale europea, la sua bravura esecutiva e le sonorità elettroniche sono indubbiamente interessanti e coinvolgenti, ma forse Enrico Boccioletti rischia di essere un po’ troppo sperimentale e allontanare il pubblico un po’ “intimorito”.
Finalmente arriva l’ora X, salgono sul palco chitarrista, bassista, batterista ma soprattutot Chazwick, che si dirige, timidamente nascosto dai suoi inconfondibli occhialetti tondi, al suo synth.
Poche note di “Intro/Chi Chi” servono a scaldare l’ambiente e a lanciare “New Beat” (uno dei due singoli tratti da Underneath the Pine) ed è impossibile trattenersi dal ballare, una ventata anni ’80 in chiave moderna. La voce di Chaz è calda e profonda e non stona di una virgola, la musica è “estiva” e coinvolgente e il pubblico è pienamente soddisfatto da questo incipit.
Il pezzo successivo, “Go With You”, non esalta nè musicalmente nè per la performance in sè, ma basta aspettare pochi minuti ed è il turno di due pezzi del vecchio album, “Talamak” e “You Hid”, che riprendono la musica pop anni ’80 ma l’elettronica in questi due pezzi è molto più presente e incisiva e il risultato è eccellente. Gambe e spalle si muovono incontrollate e l’emozione sale. Chaz trasmette, con le sue musiche e la sua voce profonda, emozioni e il pubblico le recepisce pienamente.
Tocca ora a “I Will Talk To You”, un inedito rilasciato da poco da Toro y Moi in collaborazione con i Cloud Nothing nell’omonimo EP, che fa da “antipasto” al secondo singolo tratto da Underneath the Pine, “Still Sound“. La disco-pop ’80 e l’elettronica si fondono perfettamente insieme uno strepitoso esempio di chillwave e sembra di essere in spiaggia con un cocktail gelido tra le mani e la sabbia tra i piedi.
“Got Blinded” è più lenta e rallenta il movimento delle gambe e delle anche, ma l’emozione è comunque forte, soprattutto per la voce di Chaz che è sempre più coinvolgente e calda. La componente anni ’80 diventa sempre meno presente nei pezzi e lascia spazio all’elettronica, fatta di sampler e synthetizer, le luci da luminose e multicolore diventano bianche e stroboscopiche, l’effetto è immediato e il momento musicale e artistico è alto. “Light Black” e “How I Know” mortalano questo momento.
E ora la musica diventa incalzante, sempre più incalzante e energica, è il turno di “Elise”, epilogo di questo concerto, la voce di Chaz si amalgama con la musica ad alto volume e ne diventa parte integrante, le luci si abbassano e inizia la fase conclusiva, sempre più caoutica, sempre più energica, sempre più emozionante, finchè Chazwick lascia sfumare la musica con il suo synth, saluta e ringrazia e il concerto è finito.
Chaz Bundick è nato nel 1986 da madre asiatica e padre afro americano, un ragazzo che incarna al 100% il meltin’ pot socio culturale moderno. Musicalmente è un onnivoro capace di mescolare tutti i generi, prendendo spunto da artisti come Animal Collective, Sonic Youth, J Dilla e Daft Punk riesce a creare musica nuova e meritarsi il fatto di essere considerato uno dei maggiori esponenti del chillwave, uno di quei sottogeneri elaborati nel fitto e frammentario underground indie statunitense.
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