“First Contact, Last Stand“…nel senso che se lo vai a vedere, potresti non uscirne più.
C’è sicuramente da domandarsi il perché ci si ostini a fare film tratti da novelle grafiche, quando il risultato rovina completamente l’opera di partenza.
I 3,5 milioni di dollari di stipendio saranno stati probabilmente usati da Steve Oedekerk per finanziare il movimento hippie dei neo-figli del fa diesis, invece di riadattare cinematograficamente la storia della graphic novel, perché quasi sicuramente la vera sceneggiatura sarà stata scritta da qualche scimpanzé fuggito dai laboratori della N.A.S.A.
E dico bene, N.A.S.A., perché il suddetto scimpanzé in fuga ha riversato le sue paure cosmiche di invasione aliena alla Fox Mulder sul primo pezzo di carta che gli è passato tra le dita prensili. E, ahimè per tutti, quel pezzo di carta era la sceneggiatura work-in-progress di Oedekerk, mentre era occupato da un massaggio shiatsu in un centro benessere tra la Sunset Boulevard e la Western Avenue.
Non può esserci altra spiegazione, perché altrimenti sarei costretto a rimproverare direttamente Oedekerk (…and company) per una trama pessima, sconclusionata e senza una vera trama. Perdonate il gioco di parole, ma chiamasi “trama senza trama” un storia che non ha affatto gli elementi per chiamarsi tale: manca di un vero inizio, di un antefatto logico, di uno svolgimento coerente, una weltanschauung e naturalmente è priva di conclusione.
Ma andiamo piano, perché non è tutta colpa del vecchio Steve. La sceneggiatura di questo “fantastico” film è passata di mano in mano, con una specie di sapiente scarica-barile, da lui fino a Damon Lindelof. Ma, come accade nel più comune dei telefoni senza fili, del copione originale non ne è rimasto evidentemente nulla, perché se il risultato è quello che ho potuto vedere, allora nel telefono senza fili degli sceneggiatori c’era forse qualcuno che ha fumato passivamente alte dosi di oppiacei. Eppure, dono la supposizione di innocenza e vado avanti senza offesa visto che in tutto questo non nomino nemmeno il regista, perchè…lasciamo perdere.
Passiamo ad una analisi più attenta:
Far West, alieni gioiellieri, astronavi falliche e modelle di turno.
Tutto condito con gli addominali scolpiti di “Daniel-Craig-Faccia-Pestata”, che non tarda a mostrare sin dalle prime scene del film solo per riscattare l’attenzione e distogliere quest’ultima dal dire “Questo film fa schifo“.
Punto. In realtà, dell’analisi più attenta, non si può dire molto.
Di vitale importanza, non c’è che dire, è la presenza della bella Olivia Wilde, che per 2 ore di film appare e scompare come una stalker tra i cactus e ben non si capisce se è interessata ad avere la migliore prospettiva delle natiche di Daniel o se ha qualcosa da dire.
In effetti, la grandissima Olivia non fa altro che mettere nei guai il nostro bell’eroe biondo e poco western, usandolo, accusandolo, spiandolo, fomentandolo, per poi infine sacrificarsi per l’umanità negli ultimi cinque minuti di pellicola, senza che nessuno si ricordi di lei.
Chiaramente è la tipica figura scenica di ogni movie hollywoodiano. Se le ragazzine sbavano dietro Daniel/James Bond…ops…Jake Lonergan (Tuttavia, con quel bracciale alieno pacco, comprato in qualche bancarella di Napoli, quasi ci ricorda i gingilli ultra-tech dei suoi altri film)…i maschi di certo non possono passare minuti preziosi della loro vita tra inquadrature lunghissime ed inutili e dialoghi stereotipati, prevedibili e anch’essi totalmente inutili/moralisti/buonisti, quando ci si aspettava un qualcosa di molto più tamarro.
Guru dell’Ovvio e dispensatore di consigli assurdi è, invece, Harrison Ford, il quale probabilmente non aveva nulla da fare e non voleva andarsene in pensione, perciò ha voluto passare un po’ di tempo nel deserto del Nuovo Messico per le riprese di questo film. Il suo personaggio, però, si trasforma da essere spietato a Gesù Cristo in meno di venti minuti ed è lui che merita l’assunzione, non la Madonna.
Ma i veri protagonisti sono gli alieni. Loro, che vengono fin sulla terra per estrarre l’oro dalle miniere, perché hanno sentito in base alle notizie A.N.S.A. che la categoria dei gioiellieri dichiara un guadagno inferiore ai maestri d’asilo. E non potevano perdersi l’occasione di riscattare le loro sorti. Così, improvvisandosi rivali di Cartier o Bulgari, fanno a pezzi qualche tizio qui e lì, dapprima toccacciandolo con manine alla “Maggiordomo di Scary Movie 2“, per poi morire in una navicella stile “Razzo Mai-Più-Moscio di Austin Powers“, la quale esplode tra effetti speciali pietosi.
I 163 milioni di dollari sprecati per questo film sono stati sorpassati di poco da un misero guadagno di 167 milioni di dollari al box office mondiale. …proprio non ci spieghiamo il perché…
Infine, mi sento di consigliare questo film a:
– Gente che ha 7,50€ da buttare.
– Gente che soffre di attacchi di coma narcolettico, unica loro salvezza.
– Gente che ha voglia di vedere i risultati di AB-Rocket sulla pancia piatta.
– Gente che ha 7,50€ da buttare.
– Gente che soffre di attacchi di coma narcolettico, unica loro salvezza.
– Gente che ha voglia di vedere i risultati di AB-Rocket sulla pancia piatta.
– Gente che ha voglia di non capire.
– Asceti, Epicurei, Scettici che non hanno paura di morire.
– Asceti, Epicurei, Scettici che non hanno paura di morire.
– Otaku compulsivi.
– Ragazzi infoiati che tralasciano la recitazione di Olivia Wilde per focalizzarsi sulla sua eterea presenza.
– Ragazze stanche di sfogliare GQ.
Con questo è tutto.

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