Il caso: Lana Del Rey

[Aggiornamento: ecco la recensione del suo album d’esordio, Born To Die]

Chi è Lana Del Rey? I più si accontenterebbero di ascoltare i due singoli che si trovano su YouTube e, appurato che è una bravissima cantante, si limiterebbero ad aspettare l’album di debutto previsto per l’inizio del prossimo album, pare il 23 gennaio.

In realtà dietro a questa bellissima ragazza, apparentemente esordiente, c’è già una storia lunga e molto chiacchierata. Lana Del Rey è il nome d’arte di Elizabeth Grant, altresì nota col nome di Lizzy Grant. 
La nostra cara Lizzy tentò qualche anno fa di sfondare, ma ahimè il suo album non riscosse il successo sperato. Passa un po’ di tempo, i pochi che si erano accorti di lei se la dimenticano, la giovane ottiene un contratto con una casa discografica (la Stranger records, per intenderci) ed ecco che Lana Del Rey è bella che fatta! 
Per sua stessa ammissione in un’interessantissima intervista su GQ, Lana sostiene che il suo nome, il suo look e tutto il resto sono frutto di “avvocati e manager”. E’ molto probabile che lei stessa non disprezzi certo l’immaginario anni ’50 un po’ chic, ma decadente, che le è stato creato attorno, ma è doveroso riportare che non è frutto del suo sacco. Stesso dicasi per quei canotti al posto delle labbra, centro nevralgico del rilancio di Lana Del Rey, come testimoniano i due Live At The Premises (Video GameBlue Jeans, dove la nostra cantante in questione esegue i suoi primi due brani mentre viene ripresa nelle sue fluenti movenze, con una particolare e morbosa attenzione sulle bocca. 
E’ la nuova frontiera del product placement, in cui lei è contenitore e contenuto.
Già perché, al di là di tutti i commenti, pettegolezzi, illazioni, ecc il contenuto c’è. Se le canzoni dell’album di Lizzy scorrevano via senza lasciare il segno, i brani di Lana Del Rey, complice l’immaginario rievocato nel suo stile musicale e nei suoi video e i testi lascivi (che l’han portata ad essere paragonata ad una specie di The Weeknd al femminile, e scusate se è poco) rimangono ben impressi.
Da pochi giorni è disponibile il primo doppio/singolo (scusate il gioco di parole) “Video Games/Blue Jeans” e il download su iTunes è già in cima alle classifiche in diversi paesi (ovviamente non qui). Tutto questo casino per sole due canzoni  quindi? Ebbene, per il momento si. Ma le acque intorno a lei si stanno muovendo rapide.
Woodkid, anch’egli esordiente in ambito musicale con all’attivo un EP e un album in arrivo, sta girando un video per lei e come regista il ragazzo ha lavorato per gente del calibro di Katy Perry, Taylor Swift, Moby e Yelle. Lana Del Rey e Woodkid hanno inoltre duettato a New York durante la data del tour dell’autore di Iron, ecco il video.
Immancabili i remix, giusto per citare i più riusciti, quelli di Jamie Woon e degli Balam Acab.
Su Twitter inoltre Lana ha dichiarato di aver collaborato per un pezzo con Richard Russell, Damon Albarn and Bobby Womack, il che porterebbe a pensare ai Gorillaz, mentre sul resto della rete ci si sente in dovere di prendere posizioni riguardo questa giovincella: ci piace o no? Il cantante dei Girls è rimasto piuttosto contrariato nel vederla ospite da  Jools Holland, dal momento che il suo gruppo non è stato accettato. La stampa si masturba compulsivamente, sia quella “ufficiale” (basti dire che Video Games è “Best New Track”su Pitchfork) che quella indie dei blog (come Disco Naiveté, che probabilmente può aver il “vanto” di averla riScoperta mesi fa). 
La strada sembra spianata, la ragazza è più che determinata (sempre su Twitter la descrizione nel profilo fa paura: EVERYTHING I WANT I HAVE. MONEY, NOTORIETY AND RIVIERAS – I EVEN THINK I FOUND GOD- IN THE FLASH BULBS OF YOUR PRETTY CAMERAS) e la prova del nove dell’album del ri-esordio è vicina. 
Oltre ai bei vestini, ai video perfetti e a quelle labbra rifatte su quel corpo mozzafiato c’è qualcosa? Tutto fumo e niente arrosto? Vedremo. Qui c’è Video Games, diteci voi cosa ne pensate.

2 risposte a “Il caso: Lana Del Rey”

  1. Lei é favolosa, qui a Londra va fortissimo. Ovviamente non fa piacere sapere che sia stata costruita a tavolino, ma la voce e l'aspetto si adattano benissimo alle canzoni. I biglietti (19 pound prezzo originale) al The Scala, venue dove sono stato personalmente (non enorme eh), sono andati esauriti in mezz'ora, ora costano 80 pound su viagogo et similari.

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  2. L'hype è immenso, immaginavo che a Londra potesse accadere una cosa del genere. Venisse qua in Italia probabilmente la gente vorrebbe essere pagata per vederla! Ad ogni modo il materiale live che sta emergendo su Youtube lascia intravedere uno stile un po' piatto, un po' tutto uguale. Non servono 10 Video Games per fare un bell'album, ma vedremo.

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