“Il trono di spade” tratto dalla saga fantasy “Cronache del ghiaccio e del fuoco” (A Song of Ice and Fire) di George R. R. Martin la nuova serie tv della HBO si rivela un ennesimo centro per il canale americano.
La struttura
Sforzo produttivo decisamente imponente con oltre 60 milioni di dollari di budget, riprese che si sono svolte in vari paesi europei tra cui l’Irlanda, Scozia e Malta, e un nome come Sean Bean (Il signore degli anelli) a capitanare il cast, per una serie che conta un totale di 10 ore complessive di intrighi e complotti medievali.
La struttura della serie è insolita in confronto alle attuali strategie di marketing televisive, le tempistiche infatti sono particolarmente letterarie, basti pensare che il 40% della serie è utilizzato praticamente come lungo prologo a vicende che si compiranno successivamente, delineando nel miglior modo possibile le complicate dinamiche interne al racconto.
La storia
Nella prima metà della serie si può quasi pensare di essere di fronte ad una declinazione in chiave fantasy di True Blood per via del massiccio uso di violenza e la imponente quantità di scene di sesso, ma quest’impressione viene presto a svanire e ci si trova davanti ad un prodotto in continua evoluzione e in costante crescendo che forse sarebbe più adatto paragonare ad un Mad Men.
Da un punto di vista strettamente fantasy, la serie in principio non offre molto: apparentemente gli unici elementi fantastici sembrano essere la diversa struttura della stagioni, che al contrario delle nostre trimestrali, qui non hanno una durata predefinita ma possono durare mesi così come anni.
La trama nel dettaglio si sviluppa su due story-line fantasy legate ai personaggi (diametralmente opposti per fazioni e logistica) di Jon Snow e Daenerys Targaryen, la prima sempre solo accennata, mentre la seconda aspetta il finale per esplodere in grande stile.
Il vantaggio dell’handicap
La cosa veramente interessante di Game of Thrones però sono i personaggi, scritti alla perfezione e con della scelte di cast davvero notevoli. In particolare, mentre i personaggi più stereotipamente forti sono quelli che ricalcano in modo classico gli stereotipi da fantasy, i personaggi con un “handicap” sono quelli che risultano essere più moderni e con una più interessante evoluzione e in questo caso il nano Tyrion Lannister è sicuramente l’esempio più esemplare, un personaggio nato quasi con l’intento di diventare il vero e proprio eroe del pubblico, per non parlare poi di Jon Snow, il figlio bastardo che per via di questa sua “sfortuna”, avrà una delle storyline più effettivamente fantasy. La coppia gay di Renly Baratheon e Loras Tyrell rivelerà le loro rispettive qualità di leader politico e spadaccino solo dopo una stereotipata scena velatamente “erotica”, il figlio più piccolo della famiglia Stark inizierà a scoprire il suo effettivo potenziale solo una volta che non potrà più camminare, lo stesso Ned Stark rappresenta bene questo tipo di evoluzione, proprio nel momento in cui il personaggio diventa zoppo ha una crescita che lo trasforma, da classico personaggio da film in fantasy, ad una figura più complessa che riuscirà a fare chiarezza sugli intrighi della corte in cui è involontariamente prigioniero.
I personaggi femminili
Se questi esempi sono già abbastanza significati è sul fronte femminile che abbiamo i personaggi più curati ed interessanti fin dal principio. Può una donna diventare guerriera o regina o deve per forza abbandonare ogni speranza e limitarsi ad essere la moglie di qualcuno? Sembra essere questa la domanda che in modo più o meno esplicito le donne della serie si pongono e in un modo o nell’altro. Due personaggi femminili più classici come Cersei, che trama alle spalle, e Sansa, quasi principessa delle favole (all’inizio per lo meno), si vedranno rivoltate contro il loro status.
Personaggi femminili opposti invece sono ad Arya, maschiaccio più predisposta al combattimento dei suoi fratelli, che si svincolerà dal suo destino di diventare la moglie di qualcuno anche se ne dovrà pagare care le conseguenze. Opposta a Cersei invece Catelyn Tully (oltre che come aspetti visivo, bionda/mora, una veste colori pastello l’altra tinte fredde, una sempre ferma nel castello, l’altra in continuo viaggio) che partecipa attivamente, arrivando anche sul campo di battaglia.
Daenerys, personaggio semplice e apparentemente indifeso, si evolverà fino a diventare uno dei più complessi ed interessanti personaggi della serie, trasformandosi progressivamente in una leader non meno temibile dei suoi colleghi uomini.
Un forte simbolismo
Una continua logica quasi del contrappasso segue le vicende, per avere qualcosa si deve pagare un pegno altrettanto grande e i vari personaggi raggiungeranno queste conclusioni provandole loro stessi sulla loro pelle.
Interessante notare come si ricorra spesso ad un simbolismo legato agli stendardi delle varie famiglie reali. Si possono fare innumerevoli esempi: i metalupi trovati all’inizio della serie sono il simbolo della famiglia Stark e sono giusto sei come i figli di Ned Stark, i tre draghi dello stemma dei Targaryen torneranno poi in veste di cliffhanger sconvolgenti, un cervo (simbolo della famiglia del Re) in una scena viene scuoiato da un’antagonista mentre lo stesso personaggio complotta alle sue spalle, e via dicendo si potrebbero fare altri mille citazioni.
Conclusione
Nonostante la complessità degli intrecci e il numero dei personaggi la serie tiene incollati, la lentezza narrativa va in secondo piano e le difficili gerarchie e discendenze cominciano a diventare involontariamente nitide agli occhi dello spettatore man mano che viene trasportato nella terra fantasy di George R. R. Martin.
Questi sono gli elementi che rendono Game of Thrones l’ennesimo centro della HBO e sopratutto uno dei telefilm più interessanti dell’anno.
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