Teatro dal Verme, sala piccola. L’orario è sicuramente “originale”e alle 18.30 esatte inizia il concerto e sale sul palco la supporter di St. Vincent, Cate Le Bon. L’ orgogliosissima, a tratti spocchiosa, cantautrice gallese (come ci tiene lei stessa a sottolineare, forse inutilmente) rimane piuttosto insipida e anonima presentando canzoni che, se inizialmente potevano apparire non troppo “catchy”, presto si rivelano essere addirittura fastidiose e ripetitive. Fortunatamente la performance iniziale dura poco ed è finalmente il momento di entrare nel vivo della serata.
Sale sul piccolo palco colmo di strumenti Annie Clark, in arte St. Vincent, in pantaloncino corto di pelle, maglietta di paillettes dorate e un vistoso spacco sulla schiena, bella come solo lei sa essere.
“Surgeon” ha l’onere e l’onore di aprire questo meraviglioso concerto e subito si viene catapultati nella musica dalle tastiere pastose, dai riff coinvolgenti e dagli assoli incredibilmente emozionanti che caratterizza la cantante texana.
La malinconica e struggente “Cheerleader” emoziona come poche canzoni sono in grado di fare, la voce di Annie è pulita e puntalmente perfetta che i brividi percorrono interamente la spina dorsale fino alla punta dei capelli.
La maggior parte del repertorio è dedicata all’ultimo album, Strange Mercy, che viene suonato interamente (fatta eccezione per “Hysterical Strenght”), senza tralasciare però il precedente Actor.
I pezzi che seguono sono proprio tratti dal precedente album: “Save Me From What I Want” e la bellissima “Actor Out of Work”.
Il concerto raggiunge livelli artistici altissimi e non si riesce a capire se Annie sia più brava a suonare la sua chitarra o a cantare. Ma la risposta giusta forse è che fa entrambe le cose divinamente.
“Cruel” e “Champagne Year” (insieme alla cover dei The Pop Group, “She is Beyond Good and Evil”) sono forse tra i massimi momenti della serata, l’emozione è davvero incontrollabile e, nonostante i posti fossero a sedere, il pubblico non riescie a trattenersi dal muoversi trascinato dalle note dei bassi Moog e dalla batteria tra l’analogico e il digitale.
Oltre ad essere una straordinaria artista, un travolgente performer e una musicista che sa fare Musica, Annie Clark si dimostra essere anche molto simpatica e spigliata intrattenendo il pubblico, tra una canzone e l’altra, con divertenti aneddoti sulla sua famiglia o i suoi tuor. Tanto simpatica ed eterea quanto follemente scatenata quando, durante l’encore, scende in mezzo alla platea, travolta e in preda all’estasi del momento sonico, e suona insieme ad una ragazza (stranita) del pubblico, graffiando e picchiando le corde, o suonare uno dei suoi indimenticabili assoli seduta sulle gambe di un ragazzo seduto in prima fila.
Un concerto spettacolare, un’artista che vale davvero la pena di ascoltare negli album e di cui innamorarsi durante i live. Abbiamo avuto la fortuna di aver partecipato all’unica data italiana del tour di questa talentuosissima cantautrice americana e speriamo davvero di poterla rivedere dal vivo prossimamente nel nostro Paese, magari in una location più spaziosa, con un pubblico più numeroso e con la possibilità di scatenarsi sui ritmi coinvolgenti di St. Vincent.
Scaletta:
- Surgeon
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Cheerleader
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Save Me From What I Want
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Actor Out of Work
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Chloe in the Afternoon
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Dilettante
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Cruel
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Just the Same But Brand New
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Champagne Year
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Neutered Fruit
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Strange Mercy
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She Is Beyond Good and Evil(The Pop Group cover)
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Northern Lights
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Year of the Tiger
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Marrow
Encore: -
The Party
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Your Lips Are Red


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