Recensione: American Horror Story

FX 
Horror
2011 
Tra le tante serie tv nuove dell’anno, una che merita sicuramente l’attenzione è American Horror Story.
Innanzitutto già solo per il fatto che si tratta di un telefilm “horror”, sicuramente in numero minore rispetto alle crime-series e alle commedie. La serie, che negli USA si è da poco conclusa, è prodotta dai creatori di Glee e Nip/Tuck e i punti di contatto, paradossalmente, non sono pochi… Ma non voglio spaventarvi, andiamo con ordine.
La serie tv ci narra la storia molto americana e horror della famiglia Harmon che, dopo qualche problema coniugale, decide di ripartire da zero in una nuova stupenda casa degli anni ’20 a Los Angeles. Ma la casa, come nei peggiori dei cliché, è stregata e per qualche misterioso motivo chi vi muore all’interno resta a infestarla, disturbando gli inquilini. Senza addentrarsi ulteriormente nella vicenda per non spoilerare, basta quel poco che vi ho raccontato per capire che una struttura del genere si presta ad infinite possibilità narrative e spesso si ha l’impressione che gli sceneggiatori accontentino ogni singola fantasia perversa degli spettatori. 
American Horror Story non si fa mancare nulla infatti: ci sono omicidi, fantasmi, serial killer, riti satanici, l’anticristo, medium, stupri, tradimenti, piromani, mutazioni e mutilazioni, deformità, omosessualità, promiscuità, parti e aborti, dottori pazzi, autolesionismo, teen-ager complessati, manicomi, stragi e qualsiasi altra cosa vi possa passare per la testa. Proprio questa super sovraesposizione di argomenti è uno dei punti di forza e al tempo stesso uno dei difetti del telefilm: la varietà è al massimo, così come l’intrattenimento, ma spesso regna la confusione e la sensazione di non capire dove voglia andare a parare la serie. In realtà forse la trama spesso ha l’impressione di essere solo un’impalcatura atta a tenere alto l’interesse e ad essere farcita di tutto questo immenso fan-service che è bene non prendere mai troppo sul serio. 
Si può affermare infatti che la cosa più inquietante del telefilm sia la sigla, poiché il resto è spesso molto ironico, persino la scena più truce nasconde (neanche troppo) un umorismo dark. Anche l’insistere su un citazionismo sfrenato rende i cliché spesso spassosi, poiché vengono presentati sotto una nuova chiave, quella che dà l’impronta alla maggior parte degli avvenimenti del telefilm, ovvero la sfera sessuale.
Da True Blood in poi i telefilm sono cambiati e se filtriamo Twin Peaks alla luce dei giorni nostri otteniamo American Horror Story. Sembra un oltraggio, ma le due serie hanno più di un punto in comune (anche se potremmo dire che il secondo saccheggia brutalmente l’illustre predecessore, ma come già detto il confine tra  citazionismo e plagio è labile).
Il sovraccarico di storie sarebbe indigeribile se non fosse supportato da un cast all’altezza e da personaggi memorabili. Tra alti (la vicina Costance interpretata da una splendida Jessica Lange, la cameriera femme fatale e la ricca chic degli anni ’20) e bassi (il belloccio padre di famiglia Ben Harmon, interpretato da Dylan McDermott, non certo invidiabile per il suo curriculum), durante i dodici episodi compaiono molti personaggi, forse troppi, ma tutti ben caratterizzati, con sempre una storia, anzi un desiderio, che li contraddistingue. 
American Horror Story quindi si è imposto come un catalizzatore dell’attenzione degli appassionati di telefilm, più o meno meritatamente, ma è indubbiamente impossibile rimanere indifferenti al fascino macabro e ironico di questa serie.

4 risposte a “Recensione: American Horror Story”

  1. Io vorrei sapere dove trovate similitudini con Twin Peaks!True blood non lo conosco, ma sono una grande fan di Twin Peaks e sinceramente non trovo il nesso. American horror story è volutamente basato sui clichè dell'horror, Twin Peaks è un super viaggio visionario e non ricordo fantasmi, sesso e perversione…

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  2. Fantasmi forse si può parlare delle presenze nelle due Logge ma non hanno niente a che vedere con la modalità di AHS. Non interagiscono con tutti i personaggi ma sono visioni di Dale Cooper. In più come dici giustamente tu, AHS è un tripudio di fan service abbastanza fine a sè stesso, mi sembra un po' scemo paragonarlo a Twin Peaks, soprattutto perchè tu dici per primo che può sembrare un'eresia ma non ci dici perchè non lo è 🙂 Nel complesso comunque a me è piaciuto abbastanza, più la prima metà che la seconda e ancora ci sono delle cose che non mi spiego (perchè Moira è invecchiata e tuti gli altri no?) però è stata una piacevole visione. Sapete se è in programma una seconda serie?

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  3. Al di là del citazionismo maldestro non ho detto che ci sono punti di contatto tra Twin Peaks e AHS, bensì che AHS è un po' il Twin Peaks dei giorni nostri, filtrato dalla chiave ironico-sessuale True Blood. Sia AHS che Twin Peaks sono telefilm horror in cui c'è di fondo un mistero che verrà svelato piano piano da un cast di personaggi numeroso, ma questo certo non basta per renderli simili. Il riferimento era inteso prendendo le due serie come fenomeno di culto: negli anni '90 ci fu Twin Peaks, oggi AHS. Che fosse andata meglio ai ventenni degli anni '90 non è in discussione…

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  4. Comunque la seconda serie è confermata: nuovo cast, nuova casa, nuovi misteri.

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