Circa tre anni fa i Lacuna Coil uscivano con “Shallow Life”, album che riuscì a scontentare tanto i fan dell’ultima ora quanto quelli storici, il cambio di produttore dava sicuramente un miglioramento tecnico notevole ma la ricerca del sound orecchiabile e più leggero portava il gruppo troppo lontano rispetto allo spirito che aveva conquistato i fan durante gli anni.
Con “Dark Adrenaline” i nostri milanesi tornano a lavoro col produttore Don Gilmore, questa volta però calibrano al meglio sonorità di facile ascolto e testi di presa veloce con bassi alla Korn, già usati in “Karmacode”, e tonalità più cupe.
Tra riff veloci e cantati più grintosi l’album inizia subito con tre pezzi, capitanati dal radiofonico singolo Trip the Darkness, carichi e dinamici a metà strada tra “Comalies” e “Karmacode”.
Le voci di Cristina ed Andrea si mischiano alla perfezione nella carichissima Upside Down, praticamente la nuova To the Edge, perfetta per aprire i concerti.
A rallentare la velocità arriva la prima ballata dal cd, End of Time, pezzo decisamente pop ma ben inserita nel contesto, equilibrando perfettamente la prima parte dell’album.
Si riprende quota con I Don’t Believe In Tomorrow, brano perfetto per l’headbanging, soprattutto nella parte finale, ma il vero pezzo da novanta dell’album arriva subito dopo con Intoxicated, probabilmente la canzone migliore della squadra, accattivante combinazione tra sonorità orientali e un’altissima ballabilità, che entra in testa e non ne esce più.
Sorprende la presenza della cover di Losing My Religion dei R.E.M., fortemente personalizzata, molto di più di quanto non lo fossero Stars e Enjoy the Silence, tanto da sembrare in tutto un pezzo dei Lacuna Coil, tanto per la sonorità quanto per il testo attinente al “tema” più sconsolato dell’album. Forse non diventerà un hit come Enjoy the Silence ma il risultato è comunque ammirevole, soprattutto per il sottoscritto che non nutriva grosse aspettative in merito alla nuova cover.
Un altro brano super ballabile arriva nel finale con Fire, canzone che ripercorre la strada di Closer/I Like It e destinato a diventare un perfetto singolo radiofonico.
A chiudere il disco arriva una canzone che farà contenti i fan di vecchia data, My Spirit, tributo che la band ha voluto fare al cantante dei Type O Negative, Peter Steele, morto nel 2010.
Un album che si preannuncia ottimo dal punto di vista live, adrenalinico (titolo decisamente azzeccato) e ben calibrato tanto nella struttura dei singoli pezzi quanto nell’ordinazione delle tracce, dosando buio e luce, orecchiabilità a sonorità più cupe. Un grosso passo in avanti rispetto a “Shallow Life” che molto si avvicina al “Comalies” tanto amato dai fan e dalla critica.


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