Rotten Review: The Iron Lady

Phyllida Lloyd

Biopic su una vecchia 
2011 

Sino ad ora ci eravamo limitati a fare Rotten Review solo dei super blockbuster americani d’azione, ma prima o poi sarebbe arrivato il momento di trattar male anche qualche film più “serio”. L’occasione ce la porge su un piatto d’argento il biopic su Margaret Thatcher, donna di polso al potere per ben 11 anni come primo ministro del Regno Unito. 
Fare un film su un personaggio così controverso è indubbiamente difficile, ma puntare tutto in maniera così ostinata e spudorata su un patetismo degno di Barbara D’Urso è veramente oltraggioso.
Si tratta comunque di una delle donne più significative e importanti del secolo scorso e metterne in evidenza principalmente le attuali debolezze non ne svela il lato umano, ma bensì la umilia. Il contrasto tra la donna-premier e la donna-madre di famiglia è reso in maniera goffa e pretestuosa con sporadiche linee di sceneggiatura infantile (“E la famiglia Margaret?! Al diavolo!”). 
La struttura del film poteva essere interessante: la vicenda si svolge nel presente, dove la Signora di Ferro ha sporadici momenti di lucidità in cui ricorda attraverso dei flashback gli avvenimenti più importanti della sua carriera. In pratica però questo schema si trasforma in una serie di sequenze sconnesse sul suo passato che raramente riescono a rendere la drammaticità degli eventi affrontati e che sono intervallate da eterni (o almeno così sembrano) parti dove ci si focalizza sull’avanzare dell’Alzheimer. Non c’è niente di male di per sé nel focalizzarsi sulle debolezze umane di un così grande personaggio, ma l’importante è che queste non sovrastino il resto. Non si tratta del dover dare per forza un ritratto positivo della persona in questione, si tratta del restituirne la grandezza, l’importanza, l’incredibile forza.
Tra i momenti più trash segnaliamo uno sprazzo di lucidità della vecchia Thatcher che decide di eliminare la dexteriana visione del marito defunto impacchettando le sue cose, con poi conseguente allontanamento dello stesso marito lungo un corridoio buio con in fondo una luce… 
The Iron Lady fallisce su tutti questi fronti e anche dal punto di vista tecnico, a parte qualche spunto interessante sul montaggio, è piatto quanto la vicenda esposta. La recitazione di Meryl Streep, per quanto non sia certo scadente (e come potrebbe mai esserlo?), non brilla come altri recenti casi, quindi anche i fan dell’attrice americana possono comodamente starsene a casa ed evitare questo triste biopic privo di idee (e a tratti scopiazzante, come nell’imbarazzante scena dell’allenamento vocale, presa pari pari da Il Discorso Del Re).

Una replica a “Rotten Review: The Iron Lady”

  1. Non riesco a figurarmi come sia la pellicola, anche se la recensione è buona. Se è veramente perbenistica come dicono potevi stroncarla un po' di più. Di biografie cinematiche riuscite ricordo Malcolm X di Spike Lee, che infatti non calca la mano su alcune presunte debolezze bensì punta sull'aspetto informativo e fedelmente storico, dato che molti spettatori vogliono conoscere la STORIA e non si fregano minimamente degli aspetti minuti della vita privata, men che meno di quella interiore. Ciao

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