Dovete dar loro una chance. Non importa se al minuto 3 vi andrà in shutdown il sistema perchè avete le orecchie fini e l’idiozia insensata e le urla prolungate e le chitarrone hard rock vi contorcono le sinapsi e vi causano epilessia immediata.
I Pulled Apart By Horses sono un gruppo di rocchettari dai testi tendenzialmente nonsense, un senso ritmico spiccatamente controcorrente e un leader pazzo e probabilmente ignorante, o reso tale dall’assunzione di anfetamine. La cosa incredibile è che se la maggior parte della gente sana tenderebbe ad evitare di ascoltarli per le ragioni di cui sopra, posso assicurarvi che sono esattamente i punti di forza del gruppo di Leeds, il quale, non a caso, è lontano dalle esperienze contenute e ragionate o in ogni caso calcolate dei gruppi e degli artisti londinesi, e riflette esattamente quella parte di cultura inglese tutta pub, birre, rotolamenti in mezzo alla strada e vomito ovunque.
Nonostante questa presentazione che farà storcere il naso a molti, è innegabile un certo talento di Tom Hudson e compagni nel creare melodie dalla base ritmica inaspettata e dai testi paradossali in una maniera del tutto naturale e convincente. Ho sempre detestato il metal proprio per la sua tendenza alle urla sragionate e insensate, ma vi assicuro che siamo molto lontani dalla gratuità e dal casino senza sostanza. Il nonsense dei PABH è si divertente e leggero, ma, in qualche modo, talentuoso. Per dire, ed è un personalissimo parere, anche tra gli artefattissimi arctic monkeys e loro non avrei alcun dubbio su chi far suonare in un locale. Già i titoli dei pezzi del primo album parlano da soli. Quando una band vanta pezzi quali “Back to the fuck yeah” o “I punched a lion in the throat” o ancora “I’ve got a guest list to Rory O’Hara’s suicide”, non siamo di fronte a gente sana. Date un ascolto a High five, Swan dive, Nose dive e capirete cosa intendo. Il testo è fatto di 3 semplici versi “High five, swan dive, nose dive/I’ll make you dance with my balls on fire/Open up your sleeve, let me into you”. Non parla, evidentemente, di considerazioni filosofiche ed è piuttosto esplicita sugli intenti dell’autore, ma sfrutta completamente la musicalità non costante per fare di soli 3 versi un testo completo strofa-bridge-ritornello . Ed è ben evidente il cambio ritmico inaspettato che crea, appunto, il ritornello, in una traccia con poco più di 20 parole. A suo modo geniale.
I Pulled Apart By Horses sono un gruppo di rocchettari dai testi tendenzialmente nonsense, un senso ritmico spiccatamente controcorrente e un leader pazzo e probabilmente ignorante, o reso tale dall’assunzione di anfetamine. La cosa incredibile è che se la maggior parte della gente sana tenderebbe ad evitare di ascoltarli per le ragioni di cui sopra, posso assicurarvi che sono esattamente i punti di forza del gruppo di Leeds, il quale, non a caso, è lontano dalle esperienze contenute e ragionate o in ogni caso calcolate dei gruppi e degli artisti londinesi, e riflette esattamente quella parte di cultura inglese tutta pub, birre, rotolamenti in mezzo alla strada e vomito ovunque.
Nonostante questa presentazione che farà storcere il naso a molti, è innegabile un certo talento di Tom Hudson e compagni nel creare melodie dalla base ritmica inaspettata e dai testi paradossali in una maniera del tutto naturale e convincente. Ho sempre detestato il metal proprio per la sua tendenza alle urla sragionate e insensate, ma vi assicuro che siamo molto lontani dalla gratuità e dal casino senza sostanza. Il nonsense dei PABH è si divertente e leggero, ma, in qualche modo, talentuoso. Per dire, ed è un personalissimo parere, anche tra gli artefattissimi arctic monkeys e loro non avrei alcun dubbio su chi far suonare in un locale. Già i titoli dei pezzi del primo album parlano da soli. Quando una band vanta pezzi quali “Back to the fuck yeah” o “I punched a lion in the throat” o ancora “I’ve got a guest list to Rory O’Hara’s suicide”, non siamo di fronte a gente sana. Date un ascolto a High five, Swan dive, Nose dive e capirete cosa intendo. Il testo è fatto di 3 semplici versi “High five, swan dive, nose dive/I’ll make you dance with my balls on fire/Open up your sleeve, let me into you”. Non parla, evidentemente, di considerazioni filosofiche ed è piuttosto esplicita sugli intenti dell’autore, ma sfrutta completamente la musicalità non costante per fare di soli 3 versi un testo completo strofa-bridge-ritornello . Ed è ben evidente il cambio ritmico inaspettato che crea, appunto, il ritornello, in una traccia con poco più di 20 parole. A suo modo geniale.
Provate invece ad andare su “Yeah Buddy” e avrete qualcosa di più simile a un normale pezzo rock, con apprezzabilissimi coretti, un testo comprensibilmente più lungo, ma la solita creatività nella gestione percussionistica e melodica del pezzo.
La notizia vera è che il gurppo ha già fatto uscire il secondo disco, Tough Love, con l’apripista singolo VENOM. L’album rispecchia l’esperienza del primo lavoro, a suo modo senza ripeterlo ma senza tradirne la genuinità. Sono assenti i titoli esagerati del primo, ma non si può dire che testi e melodie siano stati ridimensionati in quanto a freschezza e ignoranza e tutte quelle cose tendenzialmente deprecabili ma in questo caso apprezzabili che vi ho elencato sopra.
Pur rispettando di più, nel genere molto simile ma sicuramente più artisticamente elevato, i compiantissimi Late of the Pier, i Pulled Apart By horses meritano la visibilità in un panorama indie fighetto che ha forse troppo dimenticato le origini più sporche e genuine a cui vorrebbe, in parte, riferirsi.

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