Romanzo di una strage/Diaz [Recensione]

Marco Tullio Giordana/Daniele Vicari
Storico
2012

Romanzo di una strage e Diaz, due film italiani nelle sale in questi giorni: entrambi raccontano un periodo cupo della storia dell’Italia affrontando l’argomento in modo molto simile.
Entrambi molto amati dalla critica italiana, consigliati come dovere civico, accolti freddamente all’estero ed entrambi flop al botteghino.
Due film che sembrano avere paura di pestare i piedi a qualcuno e che quindi ricostruiscono situazioni storiche, con una cura anche maniacale ma che risultano sia poveri da un punto di vista cinematografico, che troppo vaghi e poco coraggiosi per essere film di inchiesta.
Entrambi i film in un certo senso continuano a cavalcare l’onda di recenti opere per la tv e il cinema che sono riuscite nell’arduo compito di trasformare la storia italiana in film godibili tanto dai giovani quanto da coloro che quella storia l’hanno vissuta davvero, ma tutto ciò si rispecchia solo in un lato “estetico” in senso largo del termine, il compositore e alcuni attori de Il divo, parte del cast e la fotografia che ricorda quella della serie Romanzo criminale, come se bastasse la facciata per ricreare un certo tipo di fenomeno mediatico.

Diaz da un punto di vista cinematografico è pieno di pecche narrative, tra dialoghi assurdi, situazioni assolutamente fuori luogo (la scena di sesso su tutte, ma anche gli hippie sbucati direttamente dagli anni ’60), recitato decisamente male e costruito con una struttura disomogenea: dopo tutta una prima parte costruita come Elephant, dove il lancio di una bottiglia (terribilmente realizzata in computer grafica) riavvia ogni volta una determinata situazione da punti di vista differenti, questa formula viene tralasciata per diventare quasi un film/documentario alla Hunger sulla situazione dei ragazzi massacrati dalla polizia.
Romanzo di una strage invece fa della messa in scena fredda e asettica il motivo conduttore, ma tra ingenuità televisive (i flashback messi per ricordare al pubblico di che personaggio si stia parlando) e personaggi senza sviluppo (il protagonista è rassegnato dall’inizio alla fine) il tutto risulta noioso e poco avvincente.
Entrambi i film peccano nel rivolgersi verso un capro espiatorio semplice, gli organi della polizia e i poliziotti: sono stupidi, fascistoidi, non vedono l’ora di attaccare, infangano le prove e fanno i danni peggiori, e non metto in dubbio possa essere davvero così, ma è troppo facile attaccare i pedoni senza nome, facilmente sacrificabili, quando in fondo non sono che esecutori di personaggi che vengono lasciati senza nome. Ma i nomi ci sono, sono conosciuti e sono negli atti dei processi, sono nei libri di storia, eppure film che si vantano di portare fedeli ricostruzioni storiche basate si ricerche approfondite e atti dei processi decidono di ometterli. Soprattutto nel caso di Diaz nomi ancora ben presenti nella politica italiana che probabilmente per una auto censura si è preferito omettere per non far arrabbiare nessuno.
Ovvio, non si riesce a rimanere indifferenti agli avvenimenti di entrambi i film, si parla di una strage e di violenze gratuite effettuate contro dei manifestanti, avvenimenti che fanno salire la rabbia soprattutto perché sono atti di violenza perpetuati da coloro che dovrebbero difendere il popolo e che è giusto diffondere ma questi due film sono ulteriormente inutili in quanto non li vedranno che pochi appassionati dell’argomento, pochi che già conoscono i fatti e che magari si aspettavano di sapere qualcosa di più. Ci si limita invece a fare prodotti scolastici pensati quasi come una lezione base di storia per chi è completamente all’oscuro dei fatti.
Poco cinema e poco spirito di chiarezza, film che magari avrebbero avuto senso se fatti immediatamente dopo gli avvenimenti ma visto che dai due eventi sono passati rispettivamente 43 e 11 anni era lecito aspettarsi maggiore coraggio.

Una risposta a “Romanzo di una strage/Diaz [Recensione]”

  1. da coloro che quella storia l’anno vissuta davverol'hanno

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