Skyfall [Recensione]

Regia: Sam Mendes.
Azione / Spy-story.
2012.

Qualche giorno fa, vedendo in televisione uno dei film di 007 con Pierce Brosnan (Il mondo non basta), pensai che per quanto si fossero sforzati i primi due episodi con Daniel Craig, la saga di Bond fosse ormai compromessa e qualitativamente spacciata, degna di essere relegata soltanto nella migliore delle ipotesi nella categoria del cinema d’intrattenimento più mainstream possibile. 
Ma mai dire mai. Il progetto Skyfall viene affidato nelle sapienti mani di Sam Mendes che tra alti (American Beauty, Revolutionary Road) e bassi (Jahred, Away We Go) si è imposto come uno dei registi più interessanti degli ultimi anni.
Come è ormai prassi (vedi il The Amazing Spiderman e il prossimo Man of Steel), la rivoluzione di 007 passa attraverso il filtro dell’estetica e degli stilemi imposti dal ritorno del Cavaliere Oscuro sui grandi schermi ad opera di Christopher Nolan: difficile non rintracciare in Skyfall molti dei punti di successo di Batman. 
Mendes quindi attinge dall’esterno gli spunti per cambiare Bond & co, per poi far partire dall’interno il cambiamento. L’MI6 e i membri che lo compongono devono affrontare una minaccia familiare, un ex agente che, deluso dall’assenza di scrupoli di M, interpretata da una strepitosa Judi Dench, tenta di vendicarsi portando il panico all’interno dell’ordinatissimo bureau inglese. Soltanto affrontando quindi il frutto più oscuro del loro stesso lavoro, Bond potrà rinascere a nuova vita. Questa ventata di freschezza si concretizza anche nel cast, completamente rinnovato, grazie ad esempio a personaggi come Q, interpretato da un giovane e sufficientemente fastidioso John Whishaw o al sempreverde Ralph Fiennes e altri personaggi che per evitare spoiler è meglio omettere.

Per rendere ancora più evidente e importante la rinascita di Bond dopo la sua caduta (e mi riferisco sia alla qualità dei film che alle prime sequenze di questo Skyfall), è necessario che affronti un nemico che gli sia in qualche modo speculare e opposto, ma sopratutto che sia memorabile, dotato di quella insana malvagità a cui ci ha abituato il Joker di Nolan, ma che al tempo stesso ci sia familiare, provenendo dallo stesso ambiente in cui è nato 007. Ecco quindi che Raoul Silva si configura come il fratello cattivo di Bond in un ipotetico rapporto filiale (quasi edipico) con M, in cui la posta in palio non è solo la salvezza, ma anche la riconoscenza di questo ruolo da parte della stessa M. Se poi ad interpretare un personaggio così ricco c’è un Javer Bardem allora tutto quadra ed è impossibile non pensare all’altro nemico per eccellenza da lui interpretato in Non è un paese per vecchi, anche se nel caso di questo Skyfall Bardem non è affatto taciturno, ma anzi protagonista di alcuni dei più bei dialoghi del film (magistrale il monologo di presentazione) ed è dotato della sublime capacità di grande ingegno nell’ideazione di piani folli.
Bond cambia quindi, ma rimane lo stesso: la sua dotazione ridotta all’osso (una pistola e una radiotrasmittente) lo fanno tornare all’essenza pura del personaggio e il collegamento con il suo passato è garantito da un citazionismo (interno alla saga ed esterno ad essa) costante, ma mai fastidioso. 
Anche tecnicamente il film si distingue grazie ad esempio alla fotografia di Roger Deakins, che dà i suoi frutti migliori in sequenze già culto come quella nel grattacielo cinese, in un gioco di specchi e neon che tiene il fiato sospeso. 
Come sostiene lo stesso Bond in uno scontro verbale con la sua nemesi, il suo hobby preferito è rinascere e questa volta si è reincarnato in un nuovo personaggio degno dell’attenzione di tutti, appassionati o meno della saga. 

Una replica a “Skyfall [Recensione]”

  1. […] Skyfall di Sam Mendes, dove dico cose carine sugli eroi che hanno bisogno di morire un po’ per tornare a brillare. […]

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