Austra – Olympia [Recensione]

Synth-pop

Domino
2013 
Il primo album degli Austra era stata una sorpresa piuttosto piacevole.
Il pop sintetico e oscuro della band avvolgeva la splendida voce lirica di Katie Stelmanis: una soluzione semplice ed efficace. Il singolo poi che l’aveva preceduto, “Beat And Pulse“, fu una delle hit indie del 2010 nonché il loro trampolino di lancio, se non addirittura l’artefice del loro successo (uno di quei casi in cui si arriva ad identificare la band con un solo brano). Il resto del disco mostrava il fianco sia a sviluppi interessanti, che però anche a evidenti critiche, tra cui una certa monotonia e pesantezza.
Olympia, tre anni dopo, pur risultando più articolato e meglio strutturato, non riesce a coinvolgere quanto il predecessore. Esaurito l’effetto novità, la semplice limatura del sound già conosciuto non riesce a spingere il tasto play più volte di quanto si vorrebbe. Certo è che quando pezzi come “What We Done?” prendono piede, come nella seconda parte del pezzo, si riconosco gli evidenti meriti della band, ma nel complesso non sembra essere abbastanza. 
Il singolo “Painful Like” ci rimanda ai Depeche Mode più canonici, mentre “Sleep” fa sfoggio delle immense qualità canore di Katie con un’insolita venatura rock e sprazzi industriali. L’altro singolo, “Home”, (che ci ricorda un po’ “Lose It”) si canticchia inconsapevolmente, assolvendo al proprio dovere e non mancano i momenti, come nel primo disco, che ricordano i Knife (specie quelli di Deep Cuts, che mancano a tanti), come in “We Become”, con questo synth-pop così esotico. 
Intimissimo momento fondamentale del disco è poi “You Changed My Life”, l’apice prima del finale con “Hurt Me Now” che introduce una sorta di trip-hop inedito per gli Austra.
Se quindi da un’analisi dei singoli pezzi non emergono particolari difetti, è nel complesso che il disco non convince. Manca la macabra freschezza del primo disco, mancano quei motivetti orecchiabili ma impossibili, mancano le idee. E manca sopratutto quella particolare aura medievaleggiante, un po’ fantasy, che attorniava tutto Feel It Break e che pareva già il vero marchio di fabbrica per gli Austra.
Invece troviamo tanta maniera e tanta raffinatezza, ma purtroppo non è abbastanza. 
Difficilmente comunque una band del genere si sbilancia al secondo disco, vedremo quindi cosa ci riserverà il futuro della band canadese.

3 risposte a “Austra – Olympia [Recensione]”

  1. Sottoscrivo ogni parola. Ma Sleep e You Changed My Life mi piacciono taaaanto.

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  2. anche a me non sta ancora convincendo…però non mollo. il loro precedente mi era piaciuto parecchio e confido che prima o poi anche questo riuscirà a conquistarmi 🙂

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  3. evvai, sono finalmente riuscito a commentare!

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