Pop
RCA
2013
Si può valutare un album del genere senza considerare il personaggio nella sua interezza, immagine compresa (anzi, immagine innanzitutto)? Secondo me no, pur sapendo che in teoria è sbagliato. Del resto un album non è fatto solo della musica che contiene, ma è un testo che dialoga con l’esterno e, in questo, caso cosa vuole dirci Miley Cyrus? Semplice: vuol dirci che, come tante altre prima di lei, i tempi di Hannah Montana sono solo un ricordo e basta un’occhiata per accorgersi che non potrebbe essere più vero. Il punto fondamentale però è questo: siamo disposti a credere in questa sua nuova immagine? Perché da quest’atto di fiducia dipende tutto il resto. E’ probabile che l’ex Disney girl sia realmente più a sua agio mentre limona con un martello di quanto lo sia Katy Perry quando spara fuochi d’artificio dal seno. Sì insomma, per quanto quell’immagine di lei a novanta davanti al terribile Robin Thicke abbia turbato non pochi sogni, è il caso di prendere sul serio il cambiamento dell’ennessima diva del pop.
Compiuto questo primo passo, che ha richiesto un intro fin troppo lunga per un’artista del genere, si può parlare di musica in senso stretto, anche perché di carna al fuoco ce n’è molta.
Andando dritto al punto possiamo tranquillamente affermare che Bangerz riesce in 13 tracce a fare quel che, ad esempio, Rihanna non è riuscita a fare in 7 album (in soli 7 anni) con un pop molto vario, declinato in tutte le salse. “Adore You” è l’intro perfetta per mettere in chiaro un punto importante: a differenza di tante altre, lei la voce ce l’ha, elemento imprescindibile per chiunque abbia cervello e voglia fare musica, ma come ben sappiamo spesso trascurato.
L’r&b di “We Can’t Stop” è già tormentone e imitando la sopracitata Rihanna la eclissa, mentre il featuring con Britney Spears per la title-track è semplicemente spiazzante, aggressiva com’è. Passiamo per un country rivisitato in “4X4” con Nelly, in cui di nuovo la voce della Cyrus si dimostra più versatile che mai. Che poi vi piaccia o no “Wrecking Ball” è un patto musicale col diavolo dei tormentoni, capace di incastonarsi nel cervello senza lasciarvi in pace per settimane.
La Gaga più frivola di The Fame sarà sicuramente orgogliosa di aver dato, spiritualmente, i natali a quella lurida “Love Money Party”, mentre Miley già sfugge alle classificazione con il ritmo da spiaggia di “#GETITRIGHT”. Anche le pop-star più impegnate, come la confusa Ellie Goulding, devono mettersi da parte quando la cangiante ex diva Disney se ne esce con una “Drive”, satura di abusati ma azzeccati suoni wonky su una banale dubstep. E se parlando di “FU” la mettiamo a confronto con sua maestà Fiona Apple, non cascate dalla sedia: sì, sono due pianeti distanti, ma col cannocchiale dal mondo Crysus puntano in quella direzione e tutti noi speriamo che sia uno dei prossimi singoli. Non scomodate poi M.I.A., non è in pericolo, ma “Do My Thang” la ricorda non poco, sottolineando ancora la sua incredibile capacità di cambiare stile da un momento all’altro (peccato solo per il ritornello troppo standard, a là Calvin Harris).
Se non fosse ancora chiaro il cambiamento, Miley Cyrus lo sottolinea ancora nell’ultima traccia, “Someone Else”, che dovrebbe mettere in pace tutti (o più o meno). In fondo gli haters li hanno tutti e se il tuo passato corrisponde a qualcosa come Hannah Montana ci va più di un buon album per far cambiare idea, ma bisogna prendere atto che questo è come un disco d’esordio, creato da un esercito di produttori e studiato fin all’ultimo millimetro e in cui la cantante non è certo l’ultima voce in capitolo, ma anzi il motore attorno cui gira tutto il progetto. Ancora non riesco a credere di essermi dilungato così tanto su questo disco, ma un album del genere provoca irremedialmente delle fazioni e io sono in quella che si sente in dovere di giustificare perché mi è piaciuto.

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