Arcade Fire – Reflektor [Recensione]

Mercury Records
Pop/Rock
2013

Spesso si legge in giro che gli Arcade Fire sono considerati la miglior band del mondo al momento in attività. Per quanto questa sia una di quelle frasi oggettivamente impossibili da verificare, è innegabile che ci sia un fondo di verità. Lo si era capito subito nel 2004 che il loro non era un album classificabile come semplice indie rock, genere che gli è sempre stato stretto. Gli Arcade Fire sono un gruppo capace di confermare il loro talento (come hanno fatto con Neon Bible) e di conquistare il grande pubblico (come hanno fatto con The Suburbs), senza perdere mai l’appoggio della critica.
Proprio il successo di pubblico ha però seganto una svolta, come un punto di non ritorno. L’unica via d’uscita: il cambiamento. Ed ecco che alla regia insieme a Win e Régine compare il Re Mida James Murphy, il cui marchio post-disco si fa sentire pesantemente sin dalla title-track d’apertura, che poi è anche uno dei loro pezzi pezzi migliori, nonché un singolo di più di 7 minuti che non fa mai (e sottolineo mai) sentire la pesantezza del suo minutaggio. Il resto del disco è costantemente in bilico tra il cambimento e l’ortodossia, ma si può dire che in fondo ci sia un equilibrio.
La prima parte dell’album è più diretta e meno impegnativa: si strizza l’occhio a Michael Jackson in “We Exist” e si va di trip acido in “Flashbull Eyes” (decisamente fuori dalla corde dei “soliti” Arcade Fire”). I cambiamenti di tempo di “Here Comes The Night Time” e il suo mix di suoni esotici e pop rock ne fanno un potenziale singolo sfascia classifiche (anche se dal vivo il pezzo sembra avere molta più carica), mentre è del tutto inaspettato lo sfogo rock (forse per l’appunto un po’ forzato) di “Normal Person”. Se poi “You Already Know” sa di già sentito (sia nella loro discografia, che al di fuori) poco importa: ritmi così catchy non si possono ignorare, anche se in “Joan of Arc” assumono uno spessore decisamente più consistente e interessante.
La seconda parte del disco è invece un altro pianeta. Qualcosa che difficilmente ci saremmo aspettati, una vera e propria svolta per la band. Si inizia con una ripresa di “Here Comes The Night Time”, che però assume un significato completamente diverso, come un Caronte che ci tragetta nell’aldilà e ci introduce alla meraviglia del doppio brano “Awful Sound (Oh Eurydice) / It’s Never Over (Oh Orpheus)” che meriterebbe da solo un post a parte. Si tratta di due pezzi di per sé magnifici e complessi, molto diversi tra loro, ma al tempo stesso complementari e speculari in cui i generi si mischiano, le voci si rincorrono e il capolavoro è fatto.
Altrettanto sorprendente il synth-pop tagliente di “Porno”, con solo una buona dose di malinconia che ci ricorda il nome della band che stiamo ascoltando. In chiusura poi gli Arcade Fire piazzano un super singolo, “Afterlife”, che è già nell’Olimpo insieme ai loro pezzi più famosi e un’outro intima e necessaria come “Supersimmetry”.
Quel che però, inspiegabilmente, in molti trascurano quando parlano di Reflektor è il suo reale contenuto, il suo concept. Reflektor cerca di bissare il successo concettuale del suo predecessore, ma ci riesce solo in parte: si tratta in questo caso di un tema certamente più complicato e di sicuro non è affrontato con leggerezza. Vita e morte si riflettono nella nostra epoca digitale che disgrega le persone e i rapporti tra di esse. Si può può trovare una connessione, un appiglio, ma cosa resta dopo? Resta un grande album, forse non il migliore della band, ma comunque un piccolo capolavoro. La struttura non è solida come in The Suburbs, il sound è rifinito ma un po’ incerto e non possiamo certo lamentarci di quella che è l’ennesima prova di valore della più grande band del momento.

2 risposte a “Arcade Fire – Reflektor [Recensione]”

  1. a me il secondo disco non ha convinto così tanto…se avessero tolto un po' di roba, avrebbero potuto fare un disco singolo capolavoro. così è un capolavoro mancato…

    "Mi piace"

  2. […] Arcade Fire – Reflektor, dove recensisco senza competenze un disco della madonna. Sono tuttavia ancora d’accordo con quanto scritto. […]

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a Lo sperma di Brian Molko e i miei post del 2008 – Ghostefano Cancella risposta