Inverso – The Peripheral: se vi manca Westworld guardate altrove

ATTENZIONE: Nell’arco di questo post ci potrebbero essere degli spoiler della prima stagione di Westworld. Però diciamocelo: se non l’avete vista sei anni fa, non è certamente un problema mio.

Ci sono solo due motivi per parlare di Inverso – The Peripheral: è la nuova serie dei creatori di Westworld ed è stata una delle serie di punta di Prime Video in questo autunno. Tolti questi due motivi (che sono in realtà dei presupposti) non consiglio così tanto di addentrarsi nel mondo della nuova serie targata Jonathan Nolan e Lisa Joy (qui solo come produttori), né c’è così tanto da dire.

Partiamo innanzitutto dal nome della serie: il titolo originale (The Peripheral) da noi ha la curiosa aggiunta di Inverso per il semplice motivo che come spesso accade a molte serie, si usa lo stesso titolo del romanzo. Andiamo quindi a prendercela con la Mondadori che nel momento di localizzare e tradurre The Peripheral di William Gibson ha deciso di optare in italiano per un titolo leggermente diverso, per l’appunto Inverso.

Dopo questa inutile precisazione, vediamo di cosa tratta Inverso – The Peripheral: Burton e Flynne sono fratello e sorella, vivono in un futuro prossimo in North Carolina e sbarcano il lunario con vari lavoretti, badando anche alla madre cieca. Un’occasione d’oro si presenta quando quello che sembra un test di una nuova periferica per il gaming in realtà virtuale si rivela però essere uno strumento per controllare un corpo sintetico nella Londra di un futuro non così prossimo e anzi decisamente post-apocalittico. Da qui nasce una storia che vede passato, presente e futuro intrecciarsi e influenzarsi vicendevolmente in un modo apparentemente complesso come solo un prodotto con “un” Nolan alle spalle può fare.

È importante sottolineare quel apparentemente perché da qui in poi parte un confronto con Westworld che potrebbe avere poco senso fare, ma che è al tempo stesso inevitabile. Infatti al di là delle firme prestigiose di Jonathan Nolan e Lisa Joy, molti dei temi possono rappresentare un punto di contatto tra le due serie. Sia Inverso che Westworld sono ambientati in un futuro non solo prossimo, ma soprattutto verosimile. In entambi i casi uno dei temi più ricorrenti e interessanti è il rapporto tra corpo e mente, nonché tra corpo e identità. In entrambe le serie c’è al centro una figura femminile dall’iniziale aspetto innocuo/innocente che nell’arco di pochi episodi o minuti diventa una macchina da guerra. Infine entrambe le serie hanno un intreccio complesso.

Peccato che tutto quello che cerca di fare Inverso lo abbia già fatto Westworld 6 anni fa (considero il punto di partenza della prima stagione e non il finale – che neanche ho ancora visto – di quest’anno). Al di là del fatto che Westworld ha avuto 4 stagioni per esprimersi, già soltanto la prima era bastata per delineare un mondo molto più complesso e soprattutto più interessante. Tutto il discorso su cosa vuol dire essere umani e il rapporto tra identità e corpo è centrale in Westworld, mentre in Inverso è a malapena accennato.

Il confronto tra Dolores e Flynne poi è totalmente a sfavore della protagonista di Inverso: la crescita di Dolores (il cui impeto di ribellione ora che ci penso mi ricorda quello di Cassian Andor per certi versi) è molto graduale e prima di diventare la spietata macchina da guerra che ormai amiamo ci mette almeno un paio di stagioni, mentre Flynne vive più una condizione di sdoppiamento dove nel suo presente è una ragazza normale, mentre collegata ad un visore è iper-cazzuta (scusate il francesismo). Insomma al momento alla nostra Flynne mancano un po’ di spessore e crescita per quello cha abbiamo avuto modo di vedere nell’arco degli 8 episodi che costituiscono la prima stagione.

Sull’ultimo punto del confronto poi è importante fare una precisa distinzione: l’intreccio di Inverso infatti appare inutilmente complesso (parlo della serie tv, non ho idea di come sia il romanzo) e sembra voler soltanto allungare il brodo: le stesse cose potevano essere narrate diversamente e in modo meno misterioso. Il suo mistero è funzionale alla narrazione solo per poter arrivare ad un certo numero di stagioni, ma per ora niente di più. L’incredibile intreccio di Westworld è invece qualcosa di cui si parlerà per anni e che, almeno per me, ha fatto storia. Il colpo di scena che fa capire allo spettatore che tutto quello che ha visto fino a quel momento appartiene a linee temporali diverse è uno dei più originali e geniali della storia della narrazione televisiva (e su questo non faccio un passo indietro, per quanto sia un’affermazione importante).

Come dicevo, anche se ha senso solo fino ad un certo punto parlare di Inverso sempre e solo usando come termine di paragone Westworld, è in realtà anche quasi inevitabile per le loro somiglianze. Il fatto più triste è però che proprio questo confronto permette di dire qualcosa di interessante su Inverso perché altrimenti il tuttto si poteva riassumere con una breve sinossi da quinta di copertina.

Insomma, se siete orfani dopo la cancellazione di Westworld ci toccherà forse aspettare la serie di Fallout creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy (sempre su Prime Video) e lasciare che Inverso sia un tanto piacevole quanto trascurabile intermezzo nell’attesa.

Una replica a “Inverso – The Peripheral: se vi manca Westworld guardate altrove”

  1. […] dietro la pellicola e non ho visto il trailer per evitare eventuali spoiler, mentre nel post su Inverso – The Peripheral ho aperto dicendo che se temete gli spoiler sulla prima stagione di Westworld (trasmessa ben sei […]

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