Attenzione: siccome siete persone orribili sono obbligato a specificare che in questo post ci sono spoiler relativi a The Last of Us (il videogioco, Parte 1 e 2). Io vi ho avvisato, nonostante sia noto cosa penso degli spoiler.
Spesso faccio molta fatica a capire il senso delle cose che faccio. Ad esempio, ancora non mi spiego perché ho atteso più di due settimane per vedere i primi episodi di The Last of Us, la serie tv dell’HBO tratta dall’omonimo videogioco di Naughty Dog per PlayStation. Che poi a ben pensarci di motivi per non vedere questa serie tv ne avevo davvero tanti e sono tutti quanti iscrivibili nell’insieme dei pregiudizi. Troppi sono stati gli anime e i videogiochi recentemente stuprati da vari emittenti e nonostante la fiducia quasi cieca nell’HBO e in Neil Druckmann avevo davvero paura che questa fosse l’ennesima prova di forza/occasione sprecata/mungitura di IP che avrebbe poi rovinato il mio ricordo di una delle serie che più ho amato negli ultimi 10 anni. Per qualche settimana mi sono anche chiesto che senso potesse avere una serie tv tratta da un videogioco già “altamente narrativo” (passatami l’espressione, non piace manco a me, ma ci siamo intesi, dai) se non fare altri soldi.
Alla fine ho ceduto e ovviamente sono finito a spararmi i quattro episodi fino ad ora disponibili uno dietro l’altro perché The Last of Us è un’ottima serie tv tratta da un’incredibile videogioco. Quello che però rende The Last of Us un’ottima serie tv non è tanto la sua indipendenza dal videogioco (perché sì, è una serie bella anche per chi non ha mai preso un pad in mano), ma inaspettatamente (almeno per me) è un’ottima “espansione” del mondo della serie di Neil Druckmann.
The Last of Us è per il sottoscritto il vero New Game Plus dell’avventura nata su PlayStation 3 e ora spiego in che senso.

Definizione di New Game Plus
Diamo la definizione di New Game Plus non solo per chi non bazzica console e pad, ma anche per tutti gli altri perché ci sono considerazioni da fare e collegamenti da esplorare. Il New Game Plus è una modalità di gioco che si sblocca al termine della prima run (ovvero al termine della prima partita, quando si arriva ai titoli di coda per la prima volta). Il New Game Plus, solitamente, permette di ripetere l’avventura da capo mantenendo le abilità acquisite durante la prima partita per sfruttare il gameplay al massimo delle sue possibilità sin dall’inizio, magari alzando il livello di difficoltà per rendere la sfida ancora più appetitosa. Questa modalità ha particolarmente senso in giochi d’azione più canonici e meno “narritivi” (perdonatemi, di nuovo) di The Last of Us, come per esempio Devil May Cry o il fresco di pubblicazione Hi-Fi RUSH. In generale è una modalità che permette al titolo che la offre di mettere in risalto il gameplay, espresso finalmente al massimo del suo potenziale.
Tornando a The Last of Us, ho sempre pensato che il concetto stesso di “livello di difficoltà” fosse totalmente inutile per titoli come questo, se non per il fatto che un livello di difficoltà più alto corrisponde ad un senso di survivalismo maggiore e quindi più consono alla storia, ma il gameplay è così semplice che addirittura ripetere tutta l’avventura (per altro così impegnativa da un punto di vista emotivo, specialmente per la Parte 2) trovo sia quasi inutile se lo si fa appunto solo per la sfida o per il gameplay.
Ora, prendete da parte questa definizione di New Game Plus e mettetela da parte.
Il successo di The Last of Us, Parte 1 e Parte 2
I motivi del successo dei due capitoli di The Last of Us sono così tanti e manifesti che persino l’idea di elencarli tutti è quasi ridicola. Ne menzioniamo solo uno, molto banale, ma che ci permette di proseguire nel discorso e chiudere il cerchio. Tanto la Parte 1 nel 2013 quanto poi la Parte 2 nel 2020 hanno segnato un punto di evoluzione che ha fatto scuola nel modo in cui una storia può essere raccontata (e intendo in generale, non solo per mezzo di un videogioco).
Nello specifico, guarando il catalogo di Naughty Dog, è stato come se Uncharted fosse la versione realistica di Jak and Daxter in cui lo storytelling ovviamente prevale sull’esplorazione mantenendo lo stesso humor scanzonato, per poi fare tesoro di quello stile narrativo e applicarlo a quel pugno nello stomaco che è la storia di Joel ed Ellie. Insomma, The Last of Us non è un capolavoro nato dal nulla, i semi del suo successo Naughty Dog li ha seminati all’incirca vent’anni fa e proprio per il fatto che c’è voluto così tanto tempo è ancora più sconvolgente che The Last of Us – Parte 2 sia riuscito a bissare il miracolo.
Lo ha fatto andando ad ampliare (anzi, a sdoppiare) l’aspetto più riuscito, più innovativo e più distintivo della serie, ovvero l’aspetto narrativo.

Uniamo i puntini
Se quindi il New Game Plus è una modalità che espande il meglio di un videogioco e se la parte migliore di The Last of Us è la narrazione, allora possiamo dire che la serie tv prodotta da HBO è il vero New Game Plus dell’avventura di Joel ed Ellie. È come se Pedro Pascal e Bella Ramsey stessero portando sui nostri schermi un’ulteriore espansione di quel dettagliatissimo mondo creato da Neil Druckmann, il tutto con la stessa qualità che abbiamo visto nei precedenti titoli Naughty Dog che del resto ci aspettiamo sempre dall’HBO.

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