Recensione: Arcade Fire – The Suburbs

Myspace, Sito ufficiale, Last.fm, rateyourmusic, Metacritic.


E’ più o meno da sempre che aspetto un album così. Un album che è praticamente impossibile, nonchè inutile, descrivere pezzo per pezzo. “The Suburbs” si può descrivere solo se preso nel suo complessso, nella sua interezza. Penso di poter affermare tranquillamente che si tratta di un concept album, il cui tema è la suburbia e tutto ciò che questo può comportare.
Ogni canzone propone gli stessi temi sotto aspetti diversi e tutto si rimanda e si ricollega di continuo. Il tempo e lo spazio vengono fatti a pezzi, così come i sentimenti degli abitanti della suburbia, un luogo artificiale apparentemente privo di significato. Apparentemente perché è il luogo dove crescono gli eroi di questa epopea pop e sono loro ad attribuire significato a luoghi altrimenti freddi e inospitali. E’ come se fosse tutto giocato sul contrasto: il presente contro il passato (e la relativa nostalgia che può derivare da tali pensieri), il disprezzo per questi luoghi suburbani contro l’affezione che inevitabilmente si prova per i luoghi in cui si cresce, le generazioni attuali contro le generazione passate, rassegnazione e speranza, adulti vs bambini, malinconia vs rabbia, un quartiere contro l’altro, ma anche ovviamente io contro di te. I temi del vicinato, dei bambini e della nostalgia sono sempre stati al centro dei testi degli Arcade Fire, ma mai come ora sono stati esposti con tanta chiarezza e multisfaccettatura. Un ascolto di “The Suburbs” è un viaggio in quei luoghi e nei cuori che un tempo l’hanno popolato e lo popolano ora.

Ma in realtà è come se tutto fosse solo la sensazione, la percezione, che le persone hanno dei luoghi, perchè nulla nella suburbia cambia davvero e nessuno dalla suburbia può scappare.
La suburbia è una distesa infinita (Sprawl I & II) dove prima si costruiscono le strade e poi le case (Month of May, Wasted Hours) e si passa più tempo a spostarsi per luoghi dall’aspetto quasi metafisico (Wasted Hours) che a fare davvero qualcosa, ci si annoia molto, si aspetta qualcosa che non arriverà mai, non si sa neanche esattamente cosa (We Used To Wait). E così tutto diventa qualcosa con cui giocare, se si ha fantasia (Half Light I & II). Ma il tempo passa inesorabile (Deep Blue) e quel che resta ora sono i nuovi arroganti, volgari e massificati ragazzini d’oggi (Rococo) e i modi di vivere standardizzati che ci opprimono (Modern Man). La speranza non è svanita, c’è voglia ancora di innamorarsi e procreare (The Suburbs, Ready To Start), ma è una speranza vuota perché come ho detto prima nulla cambia davvero, non c’è via di fuga, e anche i bambini (da sempre a livello ideali custodi della purezza per gli Arcade fire) sono marci. L’unica purezza è quella dei “bei” tempi, dei giri in bici nel vicinato, dei giochi creati con qualsiasi cosa, dei primi amori, ma il tempo ha trasformato gli amici in sconosciuti che si combattono in guerre suburbane (Suburbian War).
Ed è stupendo come questo maelstrom di idee sia in realtà perfettamente cesellato e organizzato: la title track è come se fosse il manifesto del concept album, alcuni temi vengono analizzati attraverso una doppia e opposta visione degli stessi (Half Light I & II, Sprawl I & II), i testi si rimandano di continuo l’uno con l’altro e tutto è chiuso con un outro che riprende la prima traccia, quasi a segnare, a ribadire, che dalla suburbia non si esce MAI.

Gli Arcade Fire si concedono anche molte citazioni, senza mai esser pesanti (Eliot, Hemingway, la partita di scacchi Kasparov-Deep Blue, ecc) e anche dal punto di vista sonoro ci sono delle novità (un paio di pezzi con qualcosa di elettronico, dal sapore leggermente in zona Editors) in un album che per me è già schizzato ai vertici dei miei dischi preferiti degli ultimi tempi.
Dallo stesso artista: Funeral.
Artisti simili consigliati: Modest Mouse, Arctic Monkeys (Recensione Myspace), Franz Ferdinand (Live ReportMyspace)

11 risposte a “Recensione: Arcade Fire – The Suburbs”

  1. Recensione fantastica!!!Bellissima, se già prima volevo(dovevo) approfondire la conoscenza di questo album, ora SARA' UN PIACERE FARLO!!!^^Grazie davvero di regalarmi(anche se in realtà, giustamente, tu non scrivi di certo per me, ma per me leggere i tuoi scritti è più che un regalo) i tuoi “figli”, i parti della tua mente e della tua penna(o meglio tastiera)!

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  2. patatonio è un fan accanito =Dbravo il ghostefano, bell'analisi approfondita e circostanziata a ogni singolo pezzo. ancora non l'ho ascoltato ma sei parecchio convincente, il tema dell'album da come lo presenti è splendido. ti farò sapere.

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  3. Mi sorprendo che Anto non abbia proposto di beatificarmi immediatamente. Santo subito.

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  4. Mi piace la parte in cui citi i titoli tra parentesi è molto ondarock (in senso positivo), e il commento è stato scritto prima che il recensore di ondarock diede 6 all'album.

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  5. Non so un accidente degli Arcade Fire, ma questa recensione è oggettivamente ben scritta. Frasi misurate ed efficaci, tono gagliardo e convincente. Bravo. Peccato solo per quel “Kraspov” (Kasparov).

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  6. ecco magari non tra i dischi preferiti ma ad ogni ascolto capisco che vale molto di più di quanto pensassi all'inizio. dategli più possibilità , voi malfidati :)http://bianconimassimo.wordpress.com/2010/07/26/recensione-ultimo-album-arcade-fire-the-suburbs-massimo-bianconi-the-music/

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  7. Ognuno con le sue idee.In ogni caso complimenti, scrivi molto bene.Cheers.

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  8. ma é un disco o una raccolta di racconti? Trovandomi all'estero non ho ancora avuto l'occasione di ascoltare the suburbs ed ero curioso riguardo alle prime recensione, questa nonmipare lo sia… Buon proseguimento nell'ascolto, comunque daniele

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  9. che tristezza…Anche gli Arcade schiavi del marketing. Questo album incrementerà il loro conto in banca ma è lontanissimo dalla perfezione di due capolavori come Funeral e Neon Bible.

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  10. Neon Bible è tanto lontano dall'essere un capolavoro quanto questo è prova di essere schiavi del marketing. Cioè si possono dire molte cose su quest'album ma che sia frutto di una presunta schiavitù nei confronti del marketing mi sembra proprio assurdo? Su che base? Solo per il fatto che è ai vertici di tutte le classifiche? Non mi sembra una giustificazione valida… Per quanto possa non paicere non mi sembra che non ci sia la cura che c'era negli altri due.

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