Joel & Ethan Coen, 2010
Western
Imbd, Mymovies
Con le sue
10 nomination agli Oscar arriva “Il Grinta” dei fratelli Coen, remake dell’omonimo film del 1969 con John Wayne. Innanzitutto bisogna chiarire un fatto: chi si aspetta un “Non è un paese per vecchi” ambientato nel Far West giri a largo. I fratelli Coen hanno infatti girato un film che per quanto nelle premesse potesse sembrare simile al capolavoro del 2007 in realtà non potrebbe essere più diverso.
Quel che caratterizza i film dei fratelli Coen sono sempre stati un umorismo molto amaro e un sistema di valori completamente devastato, e se in questo “Il Grinta” l’umorismo è lì ben presente, il sistema dei valori è saldo: un sistema in cui la legge di Dio e quella dell’uomo coincidono in armonia, in cui tutto trova il suo posto e si può ancora credere nella Giustizia.
La giovane Mattie Ross (Hailee Steinfeld) ha solo 14 anni, ma sa il fatto suo. E’ determinata a vendicare la morte dell’amato padre morto per mano del brutale Tom Chaney (Josh Brolin) e per farlo non si spaventa a reclutare il miglior segugio del paese, ovvero lo sceriffo Cogburn, detto Il Grinta (Jeff Bridges).
Nella prima parte del film i Coen ci presentano la 14enne che con la sua lingua più tagliente e pericolosa di qualsiasi arma riesce a metter nel sacco chiunque lei voglia, rigirando sempre la situazione a suo favore. E’ un altro grande personaggio femminile di questa fortunata stagione cinematografica: dopo le avventure di Ree in “Winter’s Bone” e di Nina in “Black Swan” troviamo un altra donna a dominare lo schermo, ad ammaliarci con la sua forza e determinazione.
Una volta partiti alla ricerca del fuggitivo, la strana coppia Mattie-Il Grinta si unisce un Texas Ranger, interpretato da un monoespressivo Matt Damon. I tre lungo tutta la storia si divideranno, rincontreranno molte volte, ma l’intreccio della trama rimane piuttosto lineare, e questo non è necessariamente un difetto. Il caso, che di solito nei film dei Coen è poi responsabile di caos, qui invece gioca un ruolo molto minore: interviene per far sì che i personaggi si incontrino ma non scompiglia mai la situazione. Il sistema manicheo di buoni e cattivi non è mai messo in discussione neanche per un momento e anche i comportamenti “giusti” dei banditi sono basati su quelle leggi tacite d’onore del West.
Resta quindi da capire perché i due registi abbiano fatto un film per certi versi così diverso dai precedenti. Il sottoscritto ha delle ipotesi, più o meno giustificanti. Un motivo banale può essere semplicemente il fatto che si tratta di un remake e che quindi abbiano deciso di non discostarsi troppo dalla trama originale.
Un altro motivo più sensato, ma forse più forzato, è che questo film è ambientato in un mondo perduto. Un mondo crudo e spietato ma governato da leggi ancora precise, che tutti rispettano: l’esatto opposto dei sistema di valori che governa “Non è un paese per vecchi”, in cui la modernità ha sputtanato tutto e tutti.
Molto buone le interpretazioni degli attori: oltre alla ragazzina (candidata all’Oscar come miglior attrice non-protagonista), spicca Jeff Bridges (candidato anch’esso ma come miglior attore protagonista) che interpreta benissimo il ruolo dell’eroe crepuscolare dei film western.
Tra gli altri aspetti tecnici, tutti a livelli qualitativi altissimi, colpisce come sempre nei film dei Coen la fotografia, sempre funzionale, originale, creatrice di punti vista alternativi che colpiscono.
Non è il film più bello dei Coen quindi e neanche il più bello della stagione, ma è comunque l’ennesima storia epica raccontata con lo stile inconfondibile dei due fratelli più talentuosi del cinema odierno.
Voto: 7
Altri film dagli stessi registi: Crocevia della morte, Fargo, Il Grande Lebowski, Non è un paese per vecchi, A serious man.
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